Bifaro 2016: (di)vino ambiguo

Rosso, anzi bianco. Diretto, ma anche sfuggente. Dolce e salmastro, carruba e origano. Cupo e solare. Scorrevole, ma complesso. Succo di fragole e liquore alla genziana. Ignorante, ma snob. Caramelle alla frutta e cioccolato amaro. Brutale a tratti, imprevedibile sempre, il Bifaro di Masseria Perugini dimostra che per avere personalità non serve un’identità definita. Un blend di Magliocco, Guarnaccia Nera, Greco Nero e Malvasia Bianca segna la rivincita di una regione bistratta all’insegna della pratica antica del mixaggio azzardato che non teme uve di colore opposto. 14 gradi di ambiguità prepotente a 11 euro.

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Guancianera 2017: spremute e transustanziazioni etiliche

Una spremuta siciliana. Non di arance, o meglio, non solo. Il Guancianera di Ferracane è come un tubetto di latte condensato, al Nero d’Avola. Della serie: prendi tutto il buono che c’è in Sicilia e butta dentro. Ma, uno per volta: pomodori di Pachino stramaturi si trasformano in arancia rossa, dolce, con il tocco amaro  dell’uvetta passita, di Marsala, che lascia quel retrogusto aromatico e salmastro tipico delle sarde a beccafico. Qui, è tutto un c’è e non c’è, e per di più in un sorso scarso.

11 euro per assistere alla transustanziazione etilica: una terra che passa allo stato liquido. Misteri e magie, dell’acciaio. Vade retro legno! Ah, i 14 gradi aiutano.

Cala n.2: dal Tempranillo a Dali’, un salto da 14 gradi e 1/2

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Ok, l’ho comprato per l’etichetta. Saranno i 14,5 gradi, ma il cala n.2 di Tinedo è un vino surrealista. Il blend è un classico di Tempranillo e Graciano con un pizzico di Cabernet Sauvignon, insomma in apparenza di azzardato c’è poco.

Poi bevi, e come sempre cambi decisamente idea. Voi abbinereste carne di selvaggina affumicata, una crostata di lamponi, jamon iberico, mousse al cioccolato fondente, pomodori confit al timo e una tisana alla liquirizia e tabacco? No, ovvio. 

Ma il gusto liquido ha regole diverse e l’insensato prende senso, come nel Surrealismo, appunto. Poi 12,50 per un’opera di Dali’, mica male no?

Cresta del Ghiffi 2017: fragole e nebbia

Uva stramatura reidratata dalle prime nebbie dell’Oltrepo’ Pavese. Solo così nasce il Bonarda in purezza Cresta del Ghiffi dei fratelli Agnes: un fuoriclasse nemico della pioggia che annacqua il mosto grasso di Rovescala. 

Scorrevolezza da record per un corpo ruvido, tanta frutta ma con classe, non può non dare soddisfazione. Come una coppa di fragole con panna: è il dolceacido che non stanca con la scossa della spuma, fitta.

9 euro per il prototipo del Bonarda. Da lì non tornerete più indietro.

Grek 2015: confettura di tufo

Dopo aver aperto un barattolo di confettura di albicocche avrete a che fare con un blocco di tufo. Si, proprio un pezzo dell’atollo tufaceo che sovrasta Rocca Ripesena. Siamo a casa del Grek di Palazzone, coraggioso 100 per cento di grechetto.

Un vitigno autoctono ostico da domare, difficile da azzeccare. Il rischio è di beccarsi in un sorso albicocche caramellate, banane alla vaniglia con panna e spaghetti alle vongole, sabbia compresa. Esattamente in questo ordine. Un pasto completo e invertito. Aiuto.

Ma il Grek ha trovato le dosi giuste di un ricetta estrema. Il tutto sta nel giocarsi bene la carta dell’escursione termica. Sfruttare quanto basta la notte per raffreddare le esuberanze fruttate con un’iniezione di roccia. 

9 euro e gli opposti si attraggono. 

Biagio Antico 2016: asciutto da ingannare

Ho fatto un gioco. Bendata. Per bere. Indovinare alla cieca vitigno e provenienza di un vino. Lo so, ma qui da me, nelle terre oltre i confini dell’alta Brianza, ci divertiamo così.

Profumo: asciutto, poco spazio a sbrodolamenti fruttati. Già mi dico: bene deve essere del nord, una zona di roccia, poca terra. Circoscrivo sicura: Valle d’Aosta, Alto Adige, Friuli o al massimo Valtellina. Sapore: asciutto ancora, frutti rossi pochi, tannino non pervenuto, retrogusto quasi fiorito.

Mi ricorda qualcosa…si la persistenza al sapore di fieno e liquirizia che ti lascia il Pinot noir dell’amico Ottin di Porossan, Valle D’Aosta.

Ci ho preso per forza, lo sento. Mi sbendano. Sangiovese di Romagna Biagio Antico  di Ancarani, Faenza, Emilia Romagna. E il sommelier scrive: “fruttato, fresco e immediato, con note succose di frutta rossa fresca e di succo d’uva. Gusto scorrevole, immediato, beverino e rinfrescante, con tannini morbidi e fini”.

Dai, sul fatto che è scorrevole siamo d’accordo. È finito quando ero ancora al buio. 

10 euro per imparare, dal vino, a non fidarsi dei sommelier, o di chi vi benda. Eppure per me rimane un Pinot…

Myosotis 2017: oltre il rosso da frigo c’è di più

Rosato. Parliamone.

Snobbato come via di mezzo per chi non sa decidersi, o declassato a versione annacquata e da frigo del rosso, oltre a essere un metodo, il rose’ è uno stile di vita.

Nasce rosso, ma viene vinificato come un bianco. Perde intensità per guadagnare sfumature. Dal tannino più invasivo del rosso alle acidità più taglienti del bianco. Non sceglie. Si evolve. Tutta la gamma in un sorso. È la personalità instabile che ti svolta gli abbinamenti più ostici.

Prendete il pomodoro. Difficile. Il rosso spesso schiaccia la nota vegetale. E con il bianco le asprezze al quadrato rischiano di finire in aceto.

Il Myosotis di Zaccagnini è quello che ci vuole. Decadente come le bucce di una ciliegia matura, è il Montepulciano d’Abruzzo in versione slim dal retrogusto ferroso che calamita la beva. Bastano 8 euro per capire che la vita, no il bicchiere, non è solo bianco o rosso.